Le fratture periprotesiche postoperatorie rappresentano una delle principali complicanze a lungo termine dell’artroplastica di ginocchio.
La loro prevalenza è in crescita a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione e del crescente numero di
portatori di protesi. Esse rappresentano la conseguenza, nella maggioranza dei casi per una banale caduta, della fragilità ossea
dovuta a osteoporosi, senescenza o osteolisi periprotesica generata dall’usura dell’impianto. Il ruolo del trattamento ortopedico è
limitato. Il trattamento è spesso chirurgico con il triplice obiettivo di trattare la frattura, valutare la fissazione dell’impianto, trattare
eventuali mobilizzazioni, e consentire al paziente di recuperare l’autonomia. Un sistema di classificazione delle lesioni si basa su
tre criteri principali: la localizzazione della frattura rispetto all’impianto, la stabilità dell’impianto e la presenza o meno di perdita
ossea. Permette di specificare le indicazioni terapeutiche: trattamento ortopedico, osteosintesi della frattura o artroplastica di
revisione. Vengono spiegati i principi chirurgici e le tecniche specifiche dettagliate in base alla topografia delle fratture e ai tipi
di protesi. Questi interventi, spesso delicati e complessi, richiedono competenze del chirurgo sia in traumatologia sia in chirurgia
protesica di revisione. Le fratture periprotesiche presentano una morbilità e mortalità più elevate rispetto alle artroplastiche
primarie, simili a quelle delle fratture del femore prossimale, perché colpiscono principalmente una popolazione geriatrica e
richiedono spesso una presa in carico multidisciplinare totale.