Ricostruzione chirurgica del legamento crociato posteriore

P. Djian R. Rousseau P. Christel R. Seil

La ricostruzione chirurgica del legamento crociato posteriore (LCP) ha visto recenti progressi in virtù di una
migliore conoscenza della sua anatomia e della sua biomeccanica. Per ottenere un risultato anatomico soddisfacente è
essenziale rispettare la posizione dei siti d’inserzione, soprattutto sul condilo mediale. L’impiego dell’artroscopio e dell’amplificatore
di brillanza migliora la precisione di posizionamento dell’innesto. La maggior parte delle tecniche descritte
utilizza degli innesti di tendini autologhi prelevati a discapito del tendine rotuleo, del tendine quadricipitale o degli ischiocrurali.
La ricostruzione può avvenire tramite artrotomia o artroscopia utilizzando un trapianto a un fascio, tecnica detta
isometrica, o un trapianto a due fasci, tecnica detta anatomica. Solamente la seconda tecnica di ricostruzione permette
di riprodurre la fisiologia del LCP con un fascio anterolaterale che si tende in flessione e un fascio posteromediale che si
tende in estensione. La ricostruzione a un fascio sarà piuttosto utilizzata nelle lassità posteriori isolate con minore limitazione
funzionale, mentre le ricostruzioni a due fasci nelle lassità posteriori gravi sempre in concomitanza con lesioni
periferiche. In questi casi, la ricostruzione del LCP deve essere associata a una ricostruzione periferica e, eventualmente,
a un’osteotomia tibiale.
 

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